Lettera a Gesù Bambino

Arturo ha 50 anni e questo è il primo Natale che passa in comunità. Fino a un po’ di mesi fa viveva in casa con l’anziana madre che lo ha sempre accudito con amore e pazienza. La mamma se n’è andata nel giro di poche settimane, quello che sembrava un leggero peggioramento della sua salute si è invece rivelato un male troppo aggressivo per una donna avanti con gli anni. Quando se n’è andata la mamma, Arturo ha perso il sorriso più dolce e tenero che illuminava tutte le sue giornate, anche quelle più brutte e deludenti. Arturo è un disabile, ha ridotte capacità motorie a seguito di un incidente avuto da bambino. In quest’ultimo periodo ha bisogno di essere messo in piedi da due persone che con fatica lo prendano sottobraccio e sollevino gli oltre cento chili del suo corpaccione affaticato. Poi aggrappato al girello, applicando uno sforzo non indifferente, sospinge in avanti i suoi piedi storti, strisciandoli sul pavimento. Ma riesce a fare solo poca strada perché dopo qualche istante la fatica si fa già troppo grande e le energie vengono meno. Da dieci mesi la sua nuova famiglia è diventata la Comunità Arcobaleno, animata da brave operatrici, sempre presenti e sempre disponibili. Però prima di addormentarsi, l’ultimo pensiero di Arturo a fine giornata è per mamma e papà che non ci sono più. Loro che hanno affrontato con lui il dramma dell’incidente e le fatiche di convivere con la disabilità.

La vita di Arturo cambiò drasticamente all’improvviso all’età di dodici anni mentre pedalava felice lungo una strada vicino casa. Venne investito da una macchina che gli fece sbattere la testa sull’asfalto. Ematoma. Immagino la sua biciclettina accartocciata, immagino quel ragazzetto biondo sconvolto e pieno di escoriazioni… Arturo si rialzò con le proprie forze da terra ma l’ematoma dovuto al forte trauma si andava espandendo nel suo cervello. Ogni minuto perso avrebbe aggravato la sua situazione. Invece i medici del Pronto Soccorso sottovalutarono il quadro clinico e lo rispedirono a casa. Qualche ora dopo era in coma.

Che colpa poteva avere quel bambino? Quella di essere troppo vivace? Quella di avere sbandato con la sua biciclettina? Oggi mi rispondo che molto probabilmente ci sono delle spiegazioni che vanno oltre il mondo che noi vediamo e conosciamo.

La vita di Arturo è stata piena di ostacoli eppure lui molto spesso ha saputo aggirarli con la forza del suo carattere, con la sua faccia tosta.

Oggi sono andato a trovarlo per la prima volta alla Comunità Arcobaleno e quel leone in gabbia che ho sempre conosciuto, mi è parso un po’ spento, un po’ rassegnato. Abbiamo chiacchierato e poi ho rivisto dei lampi in mezzo alla rassegnazione, all’abbandono. Ancora una volta mi ha raccontato le sue amate barzellette. Ma gli occhi non erano più gli stessi. E poi non so com’è stato, dal suo immancabile marsupio ha tirato fuori una letterina per Gesù Bambino e Babbo Natale. L’ho letta subito e ho capito che quel leone triste ha un cuore d’oro. Ho capito che il cuore di quel bambino ferito e menomato, senza più mamma e papà, è con tutti i bambini che soffrono.

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